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Una birra rinfrescante: la Wit

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Sapevi che le birre di frumento erano tra le più diffuse in Belgio? Tra queste birre c’era anche la Wit o Witbier che oggi è chiamata anche Bière Blanche.

In Belgio, il magistrato ha la dignità di un principe, ma per Bacco, è altrettanto vero che il birraio è un re.

Emile Verhaeren

Il cereale più usato per brassare birra, in Belgio, non era l’orzo, bensì il frumento. Proprio per questo nacquero, fin dal Settecento, le birre a base di questo cereale. In generale nella storia vennero usati diversi cereali per la produzione di birra. L’uso esclusivo dell’orzo e di pochi altri ingredienti, nella produzione birraria è cosa “recente”.

Forse avrai notato su qualche etichetta che la Wit è chiamata anche Bière Blanche. In effetti sono sinonimi, ma in questo articolo le chiameremo sempre Wit (in fiammingo) in quanto questo stile è nato nella parte fiamminga del Belgio come affermato la Wit è nata in Belgio ed è una birra a base di frumento non maltato.

Un tempo era una birra a fermentazione spontanea da bere giovane prima che l’acidità prendesse troppo il sopravvento. Oggi non è più così anche se non perde il suo tocco acidulo che la rende rinfrescante e perfetta per l’estate.

La Wit

La Wit è una birra bianca. Il suo colore è giallo molto chiaro, opaco e lattigginoso. I lieviti per la fermentazione sono quelli da alta (come da tradizione belga) perciò la Wit è da inserire tra le Ale (le birre ad alta fermentazione).

Il frumento non maltato, che è la particolarità costante di questa birra, cede alla stessa tutta l’opalescenza di cui una vera Wit necessita (data anche dai lieviti in sospensione) e la leggerezza e la freschezza di cui ha bisogno per rendersi adatta alle calde giornate e serate estive. L’amaro è quasi assente, il luppolo, infatti, è in secondo piano in questa birra di tradizione belga.

E la scorza d’arancia amara e il coriandolo?

Per quanto riguarda la famosa e tradizionale speziatura di coriandolo e scorza d’arancia amara non è escluso che provenga dalla tradizione olandese, nazione confinante con il Belgio nella quale era prodotto un distillato a base di ginepro aromatizzato, tra gli altri ingredienti, anche con scorza d’arancia.

Va in “disuso” e rinasce a Hoegaarden

Lo stile Wit fu molto in voga prima dell’inondazione Pils che, complici anche i conflitti mondiali del ‘900, spazzò via questa birra tradizionale del Brabante Fiammingo.

A Hoegaarden, tra i centri principali produttivi di Wit, si vide la scomparsa dell’ultimo birrificio produttore di Witbier. Ma sempre in questa cittadina venne riportata alla luce da un visionario, lattaio ed ex apprendista birraio.

Si chiamava Pierre Celis e la sua passione, a quanto pare, era la birra. Dopo più di dieci anni dalla scomparsa dell’ultimo birrificio produttore, nel 1966, decise di fondare il birrificio Celis e di produrre di nuovo la buona e tradizionale Witbier.

A causa di un incendio le cose si misero male per Celis, il quale dovette vendere parte delle quote del birrificio ad un grosso gruppo birrario. Dopo poco si vide costretto ad abbandonare il birrificio per le costanti pressioni produttive che gli venivano fatte dai suoi soci (velocità produttiva e minori costi). Quello che rimane della Wit di Celis è la Hoegaarden, una birra molto conosciuta e che continua a mantenere una buona qualità nonostante sia un prodotto dell’industria.

Pierre Celis ha continuato a produrre birra in Texas, ovviamente Wit (la White Celis) e solo poco anni prima della sua morte tornò in Belgio come consulente birraio per la produzione di Wit in importanti birrifici.

L’articolo sulle Wit finisce qui. Spero di averti incuriosito o incuriosita riguardo a questo stile a volte molto sottovalutato. Se non fai ancora parte degli iscritti alla Newsletter (gratuita) di BIRRA for Beginners puoi fare click qui e porre subito rimedio. E se ti hanno appassionato i cenni storici riguardo alla Wit ti invito a questa presentazione gratuita. Ti aspetto con i tuoi commenti sia qui sotto che sui canali social Facebook e Instagram.

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