Radical Brewery, birrificio?Un progetto!

Radical Brewery, birrificio?Un progetto!

Last Updated on Febbraio 2021 by Riccardo Francesconi

Da subito parlando con Marco ho capito una cosa: non ero semplicemente immerso nella tanta natura che avevo sotto gli occhi. Al Radical Brewery ero immerso in un progetto nuovo, sfavillante e pieno di energia.

Radical Brewery - American Tea Bitter
American Tea Bitter

Make a choice be radical

Motto di Radical Brewery

Il Radical Brewery è un birrificio con un progetto grande da realizzare. E’ un progetto neonato dove la voglia di fare è tanta e le basi sono costruite a suon di studi e consigli fidati.

I tre ragazzi sono: Gabriele, laureato in scienze agrarie con un passato da birraio in un birrificio locale. Marco, diplomato all’ Accademia delle Professioni di Padova come mastro birraio e con vari stage alle spalle e Nicola anche lui, diplomato all’ Accademia delle Professioni, ha lavorato presso un birrificio lucchese.

Il luppoleto del Radical: l’attrazione più grande

Appena scendo dalla mia auto Marco mi porta a vedere le prime 7.700 piante (circa) di luppolo. No, non ho digitato uno zero in più, intendevo proprio 7.000 piante. Le prime: infatti, a circa cinquecento metri di distanza, percorrendo in auto una strada sterrata sulla quale ci si diverte tra fango e buche, ce ne sono, più o meno, altre 5.300, per un totale di circa 13.000 piante di luppolo.

Ragazzi, ma quanta birra volete fare? Beh, chiaramente tutto quel luppolo non servirà solo ai ragazzi del Radical. La loro idea, infatti, è quella di creare un luppolo tutto italiano, affrontando tutta la filiera: dalla coltivazione, fino alla trasformazione in pellet. E poi distribuirlo.

Le varietà coltivate sono Cascade, Centinnial, Chinook e Comet . I ragazzi hanno fatto tutto a regola grazie ai consulenti che si sono messi intorno e grazie a Gabriele che, fra i tre, è quello che macina meglio la lingua agraria.

La Radical Farm di Radical Brewery
Una parte di uno dei due luppoleti

Non per nulla mentre io e Marco ci avviciniamo a piedi al luppoleto (la prima parte) Gabriele è sull’escavatore a sistemare l’irrigazione del campo. O meglio quello che credevo, perché, in realtà, è a creare delle fossette per far defluire l’acqua in eccesso. D’altronde, anche se il terreno è ben rialzato, è bene essere pronti ad ogni evenienza… il luppolo non ne vuol sapere di acqua ristagnata intorno alle proprie radici.

Oltre alle varietà già citate, ci sono anche Perle e Fuggle in sperimentazione. In Italia questi due luppoli sono poco praticati e quindi i tre vogliono capire come la pianta reagirà al nostro clima e al terreno. Infatti affermano: ” … di Perle e Fuggle abbiamo poche piante, circa quattrocento“, una battuta. Difatti, consideriamo che per il fabbisogno medio annuo di un micro-birrificio artigianale italiano servono circa 500 chili di luppolo, che corrispondono a circa 500 piante (dato che ogni pianta produce 1 Kg / 1,5 Kg di luppolo secco). Beh sì, lo sappiamo, è un conto tirato “per le corna”…bisogna sempre considerare anche la varietà di luppolo che andremo a utilizzare, le varie rese che si hanno, ma questo conto può, in qualche misura, rendere l’idea della grandezza del progetto.

Ma l’idea “luppoleto” non finisce qui

Ovvio che dietro alle loro tredicimila piante c’è anche una forte idea imprenditoriale: vendere un prodotto 100% italiano a birrifici italiani che, come loro, cercano la qualità fin dalle materie prime, ma si sa… il Made in Italy fa gola anche all’estero.

Fatta la raccolta, tutto questo luppolo dovrà essere reso in pellet, per questo il Radical sta studiando una macchina per la pellettizzazione. Questo tipo di macchina esiste già, ma i ragazzi vorrebbero fare delle modifiche per ottenere un prodotto di alta qualità, oltre ad ottimizzare i tempi di produzione. Tutto ciò è ancora “in via di discussione” con il produttore, ma i tre sono ben determinati a portare avanti la loro idea di modo che per il momento della raccolta, settembre, sarà tutto pronto.

Radical Brewery il progetto continua

Vi dicevo, più che un birrificio il Radical Brewery è un progetto. Infatti, guardando bene, gli ettari sotto ai miei occhi sono tanti. I ragazzi mi svelano che nella loro idea c’è anche il progetto di coltivare e maltare in loco l’orzo per produrre le loro birre. Non vi nascondo che questo mi ha stupito (e che faccio il tifo per loro). Aspetteranno che si assesti il luppoleto e poi metteranno in pratica anche questo progetto: si sono già guardati intorno e stanno già cercando alcune soluzioni.

Visitati i due terreni adibiti a luppoleto, mi portano dentro alla loro stanza nella quale (immagino) saranno soliti discutere i loro progetti davanti a qualche birra. Manca all’appello Gabriele che, nel frattempo, è tornato sul suo escavatore, ma non preoccupatevi: ci raggiungerà giusto dopo la loro Blanche.

Dopo la Radical Farm, beviamo Radical Brewery

Eh sì, ve l’ho anticipato, ci siamo seduti e abbiamo fatto quella che i professionisti chiamano degustazione, e che io preferisco chiamare assaggio e bevuta, allo stesso tempo.

Le birre che per ora sono state prodotte da Radical Brewery sono quattro di cui due gluten free anche se i vulcanici ragazzi hanno già le ricette e le etichette pronte per altre birre. Ma non ci dilunghiamo troppo…

Nicola prende la parola e con lucidità parla delle loro birre, nelle quali, proprio mentre degustiamo, cerca le sfumature per constatare che il risultato finale sia proprio ciò che i tre si erano prefissati. È orgoglioso (lui come gli altri) di come sono venute le birre ed ha proprio ragione! Vi assicuro che tutte e quattro le birre hanno un equilibrio eccellente e un gusto elegante, senza fronzoli. Hanno cercato la particolarità, senza perdere di vista lo stile.

Crop Circles – Blanche

La prima birra che beviamo è una Blanche (Wit): si chiama Crop Circles. Il colore è giallo pallido, come da canovaccio. Al naso trovo gli agrumi e le speziature tipiche per una birra che, fin dall’ingresso in bocca, parla la lingua dello stile a cui fa riferimento. Un corpo snello che chiude con freschezza, senza indugiare troppo sul finale.

American Tea – Bitter (gluten free)

La seconda birra che mi trovo davanti è American Tea, una Bitter nella quale fa capolino il Cascade. Niente di modaiolo, niente estremizzazioni: il corpo è quello di una Bitter (forse una Extra Special Bitter) quindi lo stile richiama l’Inghilterra e quella Londra che ne ha visto la nascita. Colore ambra e schiuma avorio. Al naso ci sono i sentori dei malti tostati che si amalgamano al resinoso e all’agrume dei luppoli. Il corpo è equilibrato, caratterizzato ancora una volta dai malti, con una secchezza che chiude la bevuta con eleganza e ci riporta, nel retrogusto, il pompelmo e le resine che ci avevano accolto al profumo.

Before the Storm – American Pale Ale (gluten free)

Ed eccoci a bere quella che potrebbe essere una vera e propria birra modaiola… e invece no. Radical Brewery va incontro al proprio essere e crea una hoppy beer, una American Pale Ale (per l’esattezza) con un corpo scorrevole e un amaro deciso, riuscendo a non cadere in copioni fin troppo recitati. È una birra chiara, i luppoli americani si fanno sentire con agrumi, frutta (pesca) e resina in un gioco che non stanca né naso, né palato. Il corpo è snello e la parte maltata c’è quanto basta in entrata e bilancia la bevuta ricca di luppolo che va a chiudere con un amaro deciso.

Radical Brewery Befor the Storm APA
Before the Storm A.P.A.

Abbey Life – Belgian Strong Ale

Finiamo questo percorso (che rifarei più volte) con la Belgian Strong Ale denominata Abbey Life, dove già l’etichetta ci dà uno spaccato di questa life. I tre monaci sembrano essere i tre soci, un po’ come i tre alieni sull’etichetta della Blanche.

A proposito di etichette guardate cosa vi dicono i ragazzi di Radical sulle loro etichette in fondo a questa pagina.

Dicevamo, Abbey Life è una birra dorata dai profumi di frutta a pasta gialla donati dagli esteri del lievito. In bocca, il corpo è rotondo e il malto con le sue note dolci fa da apri fila. Chiude con piacevolezza grazie ad una lieve secchezza che rende facile il secondo sorso, il terzo ecc…ecc…Una bevuta “pericolosa” dati i suoi 7 gradi alcolici.

Dal Radical Brewery è tutto, impossibile non venire via con qualche bottiglia delle loro birre. Spero ci sia occasione di nuovo di poter parlare di loro su questo blog. Intanto bevo alla loro salute!

Finisce qui il primo articolo dedicato ai birrifici italiani, presto ne seguirà un altro su un birrificio sardo. Intanto iscriviti alla newsletter di BIRRA for Beginners, crea un percorso all’interno del blog per poter seguire gli articoli in tappe tematiche. Ti aspetto con i commenti in fondo all’articolo e sui canali social Facebook e Instagram.

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