Le spose “importate” nell’America coloniale per la loro abilità nel brassaggio

Questo articolo è stato pubblicato la prima volta su Gastro Obscura, scritto da Stephanie Castellano e tradotto da Monica Catena (I Big della Birra). Puoi leggere la versione originale in lingua inglese cliccando qui.

I colonizzatori inglesi avevano bisogno di alcol per sopravvivere e per avere alcol, avevano bisogno di donne.

Nel 1621, una donna inglese di nome Allice Burgers scese da una nave sul territorio americano, stringendo a sé una lettera che raccomandava le sue abilità nel fare la birra. Era una delle 57 donne “importate” dall’Inghilterra dalla Virginia Tobacco Company, per unirsi ai primi colonizzatori della Chesapeake Bay. Gli investitori della compagnia avevano pensato che le spose e, successivamente, i bambini, sarebbero stati una cura alla solitudine dei colonizzatori e avrebbero solidificato il loro attaccamento alla nuova terra. E rendere felici i colonizzatori era un bene per gli affari.
Ma le donne avevano anche delle abilità pratiche che potevano migliorare le probabilità di sopravvivenza di tutti.


Un tentativo precedente della Virginia Tobacco Company di portare le mogli ai colonizzatori non era andato bene. Un uomo lamentò che la compagnia aveva “mandato donne là, ma poche e corrotte”.
Un altro scrisse che le prime donne inviate erano “di così cattiva scelta da far paura alla Colonia di desiderarne altre”.
Gli storici hanno descritto queste donne come “bambine vagabonde” e “mogli abbandonate”, suggerendo che erano andate in America perché non avevano dove andare e non avevano niente da perdere.

Invece Allice Burges e le sue colleghe venivano da famiglie benestanti. Erano figlie di artigiani e della nobiltà; alcune erano anche legate ai cavalieri. Come Burges, loro tutte portavano lettere di raccomandazione che garantivano per la loro “buona educazione” e per le loro abilità nei “lavori di casa”, ovvero il brassaggio, la cottura al forno, la filatura, la cucitura e la produzione di burro e di formaggio.
Ma molte erano giovani vedove o orfane, o “non avevano quelli che i loro contemporanei consideravano i loro difensori naturali” scrive lo storico David R.Ransome. Alcune di queste donne forse erano state spinte a emigrare via dal desiderio di avere un “difensore naturale”; altre forse scelsero l’avventura. Qualunque ragione avessero per recarsi in America, le donne erano state reclutate dalla Virginia Tobacco Company in parte perché avevano delle abilità che i colonizzatori maschi, presto loro mariti, non avevano.

Fare alcol era una delle abilità più importanti che ci si aspettava dalle donne. Oltre al fatto che i colonizzatori inglesi venivano da una cultura di forti bevitori, non c’era nient’altro da bere nei primi insediamenti. Tè e caffè erano una rarità lussuosa, il latte richiedeva di tenere delle mucche e l’acqua fresca era spesso contaminata, specialmente le acque di marea di Chesapeake. I colonizzatori erano molto diffidenti riguardo alla loro acqua tanto che a volte dei cartelli erano appesi alle pompe d’acqua con l’avvertimento di pericolo “Muore chi beve in fretta”.

La diffidenza dei colonizzatori nei confronti dell’acqua era anche un’eredità della loro esperienza in Inghilterra, dove i corsi d’acqua, specialmente nelle aree urbane, erano spesso inquinati con gli scarti e il sangue degli animali macellati.

“L’alcol era più sicuro (da bere) dell’acqua,” dice Theresa McCulla, curatrice della American Brewing History Initiative al National Museum of American History.
“La produzione di alcol implicava la bollitura, che elimina vari agenti patogeni…ma c’era anche il fatto che queste società consideravano la birra, i distillati e le altre bevande alcoliche veramente nutrizionali. Erano elementi della dieta che provvedevano al sostentamento molto meglio dell’acqua.”

L’uomo inglese, inoltre, semplicemente non amava il sapore dell’acqua e berne era considerato un segno di povertà. Un inglese che poteva permetterselo buttava giù una pinta o due di sidro forte ad ogni pasto e consumava altro alcol quando ne aveva la possibilità durante la giornata.

I primi colonizzatori maschi avrebbero volentieri portato avanti questa tradizione di prediligere l’alcol rispetto all’acqua, ma c’era un problema: non sapevano come produrlo. Fare la birra, fare il sidro e distillare erano tutti considerati lavori da donne, o compito di domestici e schiavi.

“Brassare era più che altro una faccenda domestica” dice McCulla. “In Inghilterra e in altre società, brassare era di dominio delle donne e di altre lavoratrici finché non divenne una professione profittevole”.

Le donne inglesi producevano diverse bevande alcoliche, incluse birra, sidro, idromele, ale, brandy, e whiskey, nelle proprie cucine garantendo un flusso costante di alcolici ai loro mariti e figli (nessuno era troppo giovane per bere). Nelle colonie, gli uomini stanchi (e spaventati) di bere acqua cercarono deliberatamente mogli che potessero realizzare un elisir più sicuro e più interessante.

Ma nonostante le donne portate dalla Virginia Tobacco Company, queste erano ancora così scarse nelle colonie nel 1600 che molti uomini erano “ridotti” a bere acqua. Il Chesapeake in particolare era conosciuto come “una colonia di bevitori di acqua” scrive la storica Sarah Hand Meacham nel suo libro Every Home a Distillery: Alcohol, Gender, and Technology in the Colonial Chesapeake .

Nel 1656, un viaggiatore inglese di nome John Hammond si lamentò che in alcune parti della Virginia e del Maryland erano disponibili nient’altro che acqua e latte e incolpò le poche “massaie” presenti, chiamandole “negligenti e pigre”, perché non producevano abbastanza alcol. Sperava che le sue osservazioni, fatte pubblicamente, le avrebbero “fatte vergognare di quel temperamento” e avrebbero acceso un fuoco sotto i loro bollitori. “Saranno giudicate dai loro prodotti, sul tipo di casalinghe che sono”, avvertì.

Ma le aspettative di Hammond erano probabilmente irragionevoli.

“Era impossibile per le donne inglesi ricreare le bevande alcoliche che uomini, donne e bambini bevevano quotidianamente in Inghilterra quando approdarono per la prima volta a Jamestown,” scrive Meacham in un’e-mail. “Non potevano ancora coltivare il frumento o i luppoli per produrre le ale o le birre che erano sempre più comuni in Inghilterra. Anche se li avessero avuti, era troppo caldo per rendere la ale o la birra una reale opzione nell’America del sud prima della refrigerazione o della pastorizzazione. Lo stesso valeva per il sidro: la Virginia non aveva le stesse varietà di mele che c’erano in Inghilterra. E la tecnologia della distillazione era tanta, costosa e suscettibile ad esplodere. Quindi ai colonizzatori non rimaneva che essere flessibili e, nei primi anni, bere sidro realizzato con alberi da frutto locali”.

A volte dei cartelli erano appesi alle pompe d’acqua con l’avvertimento di pericolo “Muore chi beve in fretta”.

Fare il sidro impediva anche che del cibo prezioso andasse sprecato.

Prima dell’avvento della refrigerazione meccanica, le persone dovevano trovare modi intraprendenti per conservavano il loro cibo e le loro bevande”, dice McCulla.”Magari sott’aceto, magari disidratando, magari cuocendo al forno o cucinando o tenendo il cibo in posti freschi, come una cantina. Ma per alimenti come pere, mele e pesche, un metodo perfetto per conservarli era farne del sidro, del perry dalle pere o distillati alcolici dalla frutta e dai cereali.

Le donne diventarono creative nel trovare sostituti per gli ingredienti di base di birra e ale. Spesso usavano essenza di abete rosso al posto del luppolo, che donava un’amarezza simile e agiva come conservante così come lo faceva il luppolo. A volte usavano anche edera macinata, un’erba comune. L’orzo (una fonte di zuccheri fermentabili), veniva sostituito dalle donne con frutta e verdura. La ale non luppolata brassata con mais, zucche, cachi o melassa era una bevanda comune tra le famiglie coloniche del Chesapeake.

McCulla snocciola una lista di altri ingredienti comuni per le ricette di birra dell’era coloniale:
radice di zenzero, salvia, felce dolce, crusca di frumento, farina di segale, pane tostato… “utilizzavano certamente cose che erano disponibili nel loro ambiente”, dice.

Come cresceva il numero di donne e schiave nelle colonie, così faceva la produzione domestica di alcol. Presto le donne iniziarono a rifornire le loro famiglie di abbondanti dosi di alcol. Già nel 1770, un uomo bianco adulto medio beveva l’equivalente di sette shots di rum al giorno e una donna bianca adulta media beveva almeno due pinte di sidro forte al giorno. Non più una colonia di bevitori d’acqua: “il Chesapeake era inzuppato nell’alcol”, scrive Meacham in Every Home a Distillery.

Le donne homebrewers continuavano a sperimentare con tutti i tipi di erbe, arbusti, frutti e cereali per la produzione di birre e sidro e arrivarono ad inventare bevande come il “cherry bounce” e il “flip”. L’assoluta diversità delle prime birre americane rappresenta la creatività di quelle donne, reclutate e valutate per la loro combattività in cucina.

Ma gradualmente brassare diventò un’attività commercializzata e questo significava che le donne ne erano escluse (“quando si è iniziato a parlare di soldi, gli uomini hanno iniziano sempre di più a brassare”, racconta lo storico Gregg Smith nella rivista Craft Beer & Brewing nel 2016).
Industrializzazione significa anche omogeneizzazione e le birre particolari che crearono le prime donne sono quasi scomparse. Finché il movimento moderno della birra artigianale non ha sviluppato un gusto per la storia.

I birrifici moderni stanno ricreando le prime bevande americane come la birra all’abete e il flip e alcuni godono del supporto delle fonti originali: “ le donne copiavano molte ricette per fare bevande alcoliche”, scrive Meacham in una e-mail, “inoltre, preservavano attentamente e tramandavano libri di cucina nei quali un terzo delle ricette erano per bevande alcoliche”
(benché le autrici delle ricette erano di solito donne bianche, è possibile che le loro serve o schiave, se ne avevano, abbiano aiutato a sviluppare le ricette).

Quest’anno segna 400 anni da quando Allice Burgers e le sue colleghe arrivarono in America. Quale miglior modo di riconoscere il loro ruolo, e forse il ruolo di quelle “mogli abbandonate”, nel plasmare la birra americana se non ricreandone e gustandone le ricette?

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