Le 5 lezioni che ho imparato grazie alla birra artigianale

Le 5 lezioni che ho imparato grazie alla birra artigianale

Last Updated on Gennaio 2023 by Riccardo Francesconi

In questo articolo vorrei parlarti di quelle che sono state le cinque lezioni più importanti che ho imparato grazie alla birra artigianale. Le metto nero su bianco perché forse possono essere utili anche a te, se fai parte di quelli che si stanno approcciando a questo fantastico argomento che spesso è anche uno stile di vita.

Iniziamo subito con la prima.

Non bastano i corsi, non bastano i libri…l’imperativo è viaggiare.

Lezione 1 di 5 grazie alla birra artigianale

Per quanto un corso ben strutturato non sia utile, ma addirittura essenziale per capire al meglio la birra che abbiamo nel bicchiere, solo questo non basta.

Viaggiare e raggiungere i luoghi di tradizione birraria è cosa importante per poter toccare con mano la cultura che c’è riguardo alla birra in un determinato luogo.

Per capirci meglio, se approfondiamo uno stile specifico di birra come, per esempio, potrebbe essere lo stile Bitter, lo facciamo a casa con libri e letture e un corso ben fatto (non quelli da tre serate online), ma è imprescindibile andare anche nel luogo in cui quello stile di birra è prodotto tradizionalmente, nel caso delle Bitter, l’Inghilterra.

Inoltre, se c’è la possibilità, facciamo tombola se andiamo a visitare un birrificio che produce quello stile da diversi decenni nel suo luogo d’origine, in modo da impararne al meglio le caratteristiche tradizionali. Infatti, in alcuni casi, i mastri birrai si divertono a modificare un po’ lo stile di partenza, a volte con ottimi risultati, a volte con risultati un po’ meno buoni.

Conoscere lo stile di birra con tutte le sue caratteristiche tradizionali ci aiuterà a comprendere meglio anche eventuali variazioni su tema.

Il viaggio ti permetterà di conoscere, gli abitanti del luogo, cogliere le loro abitudini birrarie e scoprire che quello che mitizziamo (uno stile di birra, un modo di bere o il vivere il pub) a volte, non è altro che una grandiosa normalità.

Per chiudere questa prima lezione che ho imparato dalla birra ti lascio una famosa citazione di Johann Wolfgang Goethe: “Conoscere i luoghi, vicini o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica, è vera geografia”.

Birra artigianale non è sinonimo di qualità

Ebbene sì, artigianale non significa buono, fatto bene e in generale di buona qualità.

Infatti, per quanto una produzione artigianale sia di solito una piccola produzione, curata dall’occhio vigile del mastro birraio questo non basta a assicurarci una buona qualità del prodotto finito.

La qualità, d’altronde, nasce da azioni che non possono essere controllate al cento per cento da un ente esterno che ne certifica il “buon operato”.

Un esempio, che non riguarda la birra, è quello dell’indicazione D.O.C.G. sulle bottiglie di vino che significa che il vino che abbiamo d’avanti è di “denominazione e di origine controllata e garantita”. Questa dicitura, che corrisponde ad un disciplinare ben preciso, ci sta indicando che siamo di fronte ad un prodotto più controllato e concepito con più accortezze rispetto ad un vino con la dicitura D.O.C. e ancor di più rispetto a una bottiglia che segue un disciplinare “I.G.T.” che significa “indicazione geografica tipica”.

Nonostante questo, tutti noi conosciamo vini che se pur riportano una “semplice” indicazione I.G.T. sono migliori organoletticamente di un D.O.C.G.

Questo scaturisce dal fatto che il tal produttore non si è preso la briga di farsi certificare come D.O.C.G. la propria etichetta oppure che non aveva interesse a seguire il disciplinare della D.O.C.G. o ancora, come spesso accade, il vitigno utilizzato per il vino non fa parte della D.O.C.G. locale. (Per approfondire i disciplinari del vino).

Torniamo alla birra artigianale

La stessa cosa vale anche per chi produce birra in un piccolo birrificio che non pastorizza né micro – filtra la propria birra e che, per di più, è indipendente (non sotto la direzione di grandi gruppi commerciali o birrifici più grossi). Stiamo parlando, quindi, di una produzione di birra artigianale vera e propria.

Questo, però, non ci da la garanzia che la birra sia di alta qualità a prescindere e che sia rispettata ogni parte del processo produttivo compresa la scelta degli ingredienti.

Per farla breve, posso essere un produttore di birra artigianale a tutti gli effetti, ma non particolarmente bravo nel mio mestiere e produrre, per questo, birra di bassa qualità e che non piace ai più.

Non tutto è bianco non tutto è nero.

Lezione 3 di 5 grazie alla birra artigianale

Ebbene sì, soprattutto negli ultimi tempi, anch’io ho dovuto imparare che non è tutto bianco e nero e che spesso è difficile dare delle linee guida ben precise riguardo ad un così vasto argomento che non stanca mai e che è bene sia guardato da più punti di vista.

Per quanto ci siano delle regole o dei fatti indiscutibili come, ad esempio, il fatto che appartenga al 1842 la nascita della prima birra chiara della storia oppure che un tempo la famosissima Duvel era una birra ambrata e non color oro come oggi è altrettanto vero che si può parlare di tanti argomenti birrari da più punti di vista diversi.

Possiamo, infatti, guardare alla nascita delle India Pale Ale come ad uno stile nato appositamente per soddisfare il mercato inglese nelle colonie indiane oppure come ad una birra a cui è stato dato quel nome solo per fini commerciali di vendita. Nessuna delle due affermazione probabilmente è vera, ma è bene sempre chiedersi cosa spinge un autore o un altro a portare avanti la propria tesi.

Conoscere la birra significa anche questo: essere consapevoli che c’è di più di quello che conosciamo e sappiamo, il che significa rispettare sempre la visione altrui esponendo i propri dubbi e non esponendo le proprie sentenze, rimanendo comunque padroni di quello che conosciamo.

La qualità supera la quantità anche nella birra artigianale

Lezione 4 di 5 grazie alla birra artigianale

A scanso di equivoci “la qualità supera la quantità” non è un invito a fare una miriade di assaggi per poi annotare su un taccuino quante più birre bevute.

Ma piuttosto il sapersi godere un paio di buone birre riconoscendone le caratteristiche e la sapienza con cui sono prodotte.

A volte un paio di medie ben caratterizzate e allo stesso tempo facili alla bevuta sanno regalare un senso di appagamento che birre di bassa qualità non riescono a fare nemmeno alla quarta media (non escludiamo, comunque, a priori di bere quattro birre di alta qualità o più per i più allenati).

Con “qualità supera la quantità” si intende sempre che, bevendo la stessa quantità di birra, l’appagamento sarà sempre superiore per chi sceglie una birra di alta qualità e artigianale.

La birra è solo un mezzo (prendiamoci meno sul serio)

Lezione 5 di 5 grazie alla birra artigianale

La birra è “solo” un mezzo. E dico “solo” ironicamente dato che è un veicolo di convivialità, di creatività, di scoperta e di conoscenza anche per quanto riguarda ciò che è al di fuori della birra.

Ci si conosce in nome della birra perché siamo appassionati, professionisti, addetti ai lavori del settore oppure più semplicemente perché la birra è, di fatto, un “lubrificante sociale”.

Sono pronto a scommettere che tante buone collaborazioni lavorative di molti di voi sono avvenute di fronte ad una birra. Senza considerare le persone, poi diventate amiche, che abbiamo conosciuto di città e nazioni diverse dalla nostra proprio perché incontrate in qualche pub o locale mentre bevevamo la nostra “sacra bevanda”.

Credo fermamente che il ruolo principale odierno della birra sia proprio questo, come un tempo era sinonimo di alimento, oggi è sinonimo di socialità.

Concludo qui questo articolo sulle cinque lezioni che mi ha trasmesso la birra in questi anni. Spero di conoscere la tua opinione a riguardo e se ti ritrovi in una di queste lezioni.

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