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La Gran Bretagna e la birra. La Ale è la padrona?

La Gran Bretagna e la birra hanno vissuto insieme lunghi e intensi momenti di contrapposizioni, mantenendo sempre altissima la loro influenza sul mondo della birra.

La Gran Bretagna e la birra - Houses of Parliament

For a quart of Ale is a dish for a king

William Shakespeare

La Gran Bretagna e la birra nella storia

In Granbretagna ci sono rilevanze che attestano la nascita della birra intorno al 3.000 a.C., per l’esattezza in Scozia, come racconto qui. Erano i Celti a produrre la birra e, sempre loro, tramandarono l’arte ai popoli successivi. Anche i Romani, al tempo della conquista, apprezzarono questo prodotto locale che bevevano nelle tabernae.

Durante il Medioevo, come nel resto d’Europa, furono i monaci all’interno dei loro monasteri a produrre birra di alta qualità, ma non mancarono all’appello produttivo nemmeno le donne. Queste ultime erano centralissime per la produzione di birra nelle campagne londinesi.

Durante la guerra dei cent’anni la produzione si spostò dai monasteri e dalle Alehouses ( nelle quali le mastre birraie erano le Alewives, le donne), anche verso i birrifici. Del resto, ogni soldato aveva diritto ad otto pinte al giorno di birra e c’era bisogno di una produzione sostenuta. E questo testimonia più che la forza alcolica della birra la sua importanza alimentare.

Durante il Medioevo fino all’Era Industriale, Ale Wives, monasteri e common brewer (birrifici) coesistettero nella produzione birraria. Successivamente, con i nuovi progressi produttivi, si imposero nella produzione del fermentato di cereali vere e proprie fabbriche che spazzarono via, nel giro di un secolo, una cultura della birra che potremmo chiamare “casalinga”.

La Ale è la padrona di casa

La birra prodotta in Granbretagna era birra ad alta fermentazione, prodotta con acqua, malto e erbe (il gruit) e, in alcuni casi, nemmeno quest’ultimo. Il luppolo arrivò tardi in terra britannica e ancor più tardi fece breccia nei cuori di inglesi e scozzesi.

In tutta l’Isola ci furono vere e proprie battaglie combattute a suon di tasse perché il governo impose tributi gravosi sulla birra luppolata proveniente dall’Olanda e altri paesi. I testi in difesa della “vera Ale” prodotta senza luppolo erano numerosi, sembra che anche lo stesso Shakespeare preferisse una buona Ale ad una Beer: il nome con cui veniva chiamata tutta la birra contenente luppolo. Ebbene sì, si arrivò a dare anche due nomi differenti: Ale per le birre della tradizione senza luppolo, Beer per le birre d’importazione luppolate.

Nonostante ciò, il luppolo prese comunque il sopravvento facendosi largo, a poco a poco, ed iniziando la sua “conquista” intorno al XV secolo.

Un’altra rivalità

Non solo, ci fu anche una rivalità tra birrifici produttori di birre chiare e birre scure sempre ad alta fermentazione, ma con una sostanziale differenza dei malti usati. I produttori di birre scure erano produttori di Brown Ale e Porter (queste ultime dettero vita alle Stout così come le conosciamo oggi). Mentre chi era alla ricerca dei malti chiari dette vita alle Pale Ale e, attraverso una lunga evoluzione, anche a quelle birre che vennero chiamate, nel XIX secolo, India Pale Ale.

In Scozia

Intanto, in Scozia, si scopriva che l’acqua di Edimburgo era adatta, secondo il luogo in cui veniva prelevata, alle birre chiare e secche sul filone delle Pale Ale oppure più adatta a costruire birre più morbide come le Scotch Ale, birre che oggi sono l’emblema di quella terra. Anche in Scozia, la birra storicamente non era luppolata per tre motivi:

  1. per il senso di appartenenza di cui parlavamo prima per l’Inghilterra;
  2. perché il clima scozzese non favorisce la coltivazione di luppolo;
  3. perché come “canzona” Randy Mosher in Degustare le birre, era probabile che gli Scozzesi non avessero voglia di dare i loro soldi ai cugini Inglesi che nel frattempo iniziavano ad avere delle belle piantagioni di luppolo.

La Ale non è più la padrona

“>La storia della birra in Granbretagna vide, all’inizio del XX secolo, un bel panorama birrario: Scotch Ale, Mild Ale, Brown Ale, Pale Ale, India Pale Ale, le “industriali” Porter e le neonate Bitter Ale. Ma due Guerre Mondiali resero ben diversa questa situazione, che si andò ad aggravare sempre più. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la birra si adattò, come nel resto d’Europa, al filone delle birre chiare a bassa fermentazione e, nel giro di pochi anni, le Ale tradizionali iniziarono a sparire dai pub.

Questa situazione “finale” non sarebbe cambiata non fosse stata per l’onda rivoluzionaria proveniente dall’America e per una manciata di ragazzi che fondarono il CAMRA.

Oggi la Gran Bretagna e la birra vedono una situazione in cui coesistono Lager industriali, Real Ale e le birre figlie della Craft Beer Revolution.

Per quanto riguarda la tradizione ci pensò l’associazione CAMRA (Campaign for Real Ale) a farsi scudo e paladina, riportando a poco a poco in auge la tradizione, istituendo una guida e un evento ad hoc dove si beveva solo “Real Ale”.

Ma la Gran Bretagna fu pioniera anche della Craft Beer Revolution in Europa. Infatti è proprio qui che troviamo quei birrifici che per primi in Europa iniziarono ad utilizzare luppoli di provenienza americana, luppoli che, fino a meno di un secolo fa, erano disprezzati dai birrai inglesi e scozzesi. Questi birrifici avevano voglia di sperimentare stili diversi e mettersi in gioco, senza guardare troppo alle “Real Ales”. È lecito affermare che uno dei birrifici che ha contribuito di più a far conoscere la craft beer al mondo sia stato lo scozzese Brewdog, con la sua Punk IPA a fargli da portabandiera.

Finisce qui la panoramica sulla Granbretagna, nazione di grande fascino e grande cultura birraria. Se ti è piaciuto questo articolo segui, insieme agli altri, il percorso gratuito creato dalla newsletter. Se la parte storica ti ha interessato iscriviti a questa presentazione fatta da tre e-mail. Lascio qui anche il link alla pagina Facebook e Instagram.

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