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La Doppelbock, emblema dei monasteri bavaresi.

La Doppelbock è una birra tedesca, le sue origini affondano in Baviera e i suoi natali si riscontrano tra le mura di un monastero che ha radici italiane.

Una Doppelbock in un boccale di vetro

È vero che tutta la birra monasteriale aveva funzione alimentare e quindi di sostentamento come dicevamo qui, ma la Doppelbock ancor di più grazie al residuo zuccherino con cui è stata concepita.

È una birra nata in tempi “più recenti” rispetto alle birre brassate nei primi secoli del Medioevo quando nacquero i primi monasteri cristiani.

D’altronde, come abbiamo imparato, i monaci si adoperarono per migliorare in tutti i modi possibili il fermentato di cereali.

La Doppelbock è certamente un esempio della maestria che i monaci mettevano in pratica per la produzione di birra. Una maestria che ottennero dopo diversi secoli di brassaggio.

La Doppelbock da tenere a mente

La Doppelbock è uno stile di birra a bassa fermentazione tipico della Baviera.

I suoi colori passano da un ambrato carico fino ai toni rossi scuri del granato.

Al naso domina una nota di caramello accompagnata da sentori di frutta secca, lievi tostature e cacao.

In bocca ricorda in tutto e per tutto il naso con una grande morbidezza che pesa sulla lingua e un finale che ricorda toni tostati. Il luppolo è quasi assente. Il grado alcolico si attesta tra i 7° e i 10°.

Nascita della Doppelbock

Le Doppelbock, tutt’oggi, sono le birre che meglio rappresentano la tradizione monasteriale della Baviera per il fatto che sono nate proprio all’interno di un monastero bavarese.

La nascita della Doppelbock è ben documentata e si attesta al 1629 all’interno di un monastero di Monaco, quello dei Paolini. I Paolini erano seguaci di San Francesco da Paola arrivati dall’Italia anni prima ai tempi della Controriforma.

Quindi sì, forse lo hai intuito, la prima Doppelbock della storia è stata prodotta dagli antenati del famoso birrificio Paulaner. Antenati italiani emigrati a Monaco di Baviera dalla Calabria.

Oggi, ti ricordo, che quello della Paulaner, è un birrificio laico non più di proprietà della chiesa.

I monaci Paolini progettarono, nel 1629, questa birra, con molta probabilità, partendo proprio dalla Bock, una birra che ebbe i suoi natali a Einbeck qualche anno prima.

Furono birre bevute, soprattutto, durante i periodi di digiuno ed è per questo che il loro grado zuccherino era più elevato rispetto alle altre birre in circolazione.

Lo zucchero dava energia e aiutava il sostentamento più di altre birre.

Probabilmente proprio per questo le Doppelbock e anche le Bock, in generale, sono viste tutt’oggi proprio come le birre tipiche di Pasqua e in generale del periodo quaresimale, adatte ad aiutare chi pratica il digiuno.

Il nome “Salvator”

Per indicare questo tipo di birra si utilizzò il nome “Salvator” (in riferimento a Cristo che ha salvato l’uomo), nome che oggi, è protetto dai diritti esercitati dalla Paulaner.

Le Doppelbock si diffusero rapidamente un po’ in tutti i monasteri bavaresi perché soddisfacevano varie esigenze tra cui quella alimentare.

Al tempo della sua nascita, tutti i birrifici monasteriali e non che producevano questo tipo di birra chiamavano la loro Doppelbock, semplicemente, “Salvator” come la “primogenita”, ma oggi il nome “Salvator” vive nelle altre storiche Doppelbock, grazie al suffisso -ator.

Infatti Paulaner, come ti dicevo, comprò i diritti del nome durante il XX secolo e da quel momento in poi solo la Doppelbock di Paulaner può essere chiamata Salvator.

Per continuare la tradizione i birrifici che producono Doppelbock utilizzano solo il suffisso -ator, creando giochi di parole che vanno, tutt’oggi, ad unirsi con la sua tradizione, il suo grado alcolico e la sua forza.

Per fare alcuni esempi: Bonator, oppure Celebrator, Andygator e anche nomi più scherzosi come Profanator e Terminator.

Considerazioni sulla Doppelbock

Un profilo gustativo come quello delle Doppelbock non era facile da ottenere con le tecniche di brassaggio medioevali: infatti i suo natali si attestano al 1629.

Nelle tecniche produttive antiche e medioevali le infezioni erano di prim’ordine e le birre erano per la maggior parte ad alta fermentazione o a fermentazione mista.

Inoltre il grado alcolico della Doppelbock si attestava intorno ai 5%vol, un grado alcolico che, nel XVII secolo, era destinato a birre di una discreta stazza e che non era facile da ottenere in quei decenni.

Non solo, il grado zuccherino cospicuo (residuo nella birra) era considerato un qualcosa di lussuoso e corroborante e in più rendeva questa birra più facilmente aggredibile dai batteri.

Per evitare le infezioni era importante conoscere come trattare la birra dopo la fase di bollitura e in pochi, oltre ai monaci, avevano la conoscenza per poter ottenere dei buoni risultati.

I monaci producevano la Doppelbock per ornare le tavole festive, per celebrare occasioni speciali e per servirla a personaggi monasteriali come abati e sacerdoti di alto rango più che per i pellegrini e i viandanti.

Se pensiamo al monastero di San Gallo con i suoi tre birrifici, la Doppelbock sarebbe stata prodotta nel birrificio adibito alle birre migliori, quelle servite per gli abati e per le personalità importanti in visita al monastero.

Considerazioni finali

La Doppelbock fu una birra sempre disponibile per abati e personalità importanti in visita ai monasteri perché era una birra corroborante ed energica.

Pensiamo al suo gusto morbido e ricco. Un gusto che derivava ( e deriva) da un lauto utilizzo di malti (quindi più “costosa”).

La sua maturazione non era facile da gestire in quanto doveva essere fatta al freddo perché era (e è) una birra a bassa fermentazione.

Inoltre era ricca di zuccheri ben più di altre birre e gli zuccheri attirano i microorganismi che vogliono cibarsene. Per questo la sua maturazione era più difficile da gestire ed era importante che fosse condatta alle temperature più basse possibili.

Il suo sapore così dolce, infine, era un qualcosa di raro secoli fa quando la fermentazione era sempre un qualcosa di magico e in generale non c’era niente per controllarla.

Questo faceva sì che, nella maggior parte dei casi, le birre avessero tendenze acide più che dolci e anche in questo la Doppelbock dimostrava la sua “grandezza” rispetto alle altre birre.

Finisce qui l’articolo sulla Doppelbock. Aspetto un tuo commento.

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