La birra artigianale dopo il Covid: bicchiere mezzo vuoto, bicchiere mezzo pieno

Monica Catena traduce Pete Brown

Il mese scorso ho aperto un Patreon nella speranza che un modesto introito regolare potesse permettermi di dedicare il mio tempo ad analizzare temi importanti in modo molto più approfondito di quanto non possa generalmente fare a meno di non ricevere un compenso come consulente. Il primo argomento nel quale sono andato a fondo, approfittando del fatto di aver da poco pubblicato “Craft: An Argument”, è il futuro della birra artigianale dopo il lockdown, in merito al quale ho cercato di trarre delle conclusioni. Questo è un riepilogo di quel lavoro, un resoconto più completo con statistiche e dettagli è disponibile per i patron.

Capire le ragioni di entrambe le parti in una discussione è diverso da rimanere neutrali.

È inutile cercare di sminuire l’enorme impatto negativo del Coronavirus e il lockdown che ha richiesto. Il settore dell’ospitalità è stato tra i più colpiti e, in questo ambito, molti indizi suggeriscono che il settore della birra artigianale, composto soprattutto da aziende piccole e indipendenti, finirà peggio rispetto alla grande distribuzione:

  • Piccoli pub e micropub avranno più difficoltà a riaprire rispetto alle grandi catene.
  • Nonostante alcuni piccoli birrifici indipendenti se la siano cavata bene con la vendita online e con consegne (gratuite) nelle vicinanze, nel complesso i piccoli birrifici hanno subito un calo dell’80% della loro produzione e il 65% di loro ha dovuto chiudere.
  • La mancanza di un preavviso sufficiente alla riapertura definitiva del 4 luglio ha impedito ai piccoli birrifici di avere abbastanza tempo per prepararsi.
  • Avendo una capacità inferiore, i pub ridurranno probabilmente il numero di linee sul bancone. In effetti sarebbe una decisione saggia.
  • I grandi birrifici stanno fornendo notevole supporto ai pub, anche distribuendo migliaia di pinte di birra gratuitamente. Ciò è utile ai pub, certo, ma presumibilmente allontanerà ancora di più i piccoli birrifici dai banconi.

L’impatto a breve termine sarà enorme: le aziende stanno fallendo e le persone stanno perdendo il lavoro e continuerà ad essere così.

Ma questa è solo metà della storia.

Mentre scrivevo “Craft”, durante il lockdown, ho deliberatamente evitato speculazioni riguardo a quello che il lockdown potrebbe significare per il movimento della birra artigianale, perché ciò lo avrebbe reso presto obsoleto. Nel libro guardo oltre le questioni sulla proprietà e sull’indipendenza, questioni che dominano il dibattito su cosa sia o non sia “craft”, artigianale.

Il recente boom dell’artigianato (nella birra e non solo) è la risposta a un insieme di fattori che include il crollo finanziario del 2008, la diffusione di tecnologie e sistemi di comunicazione portatili estremamente veloci, la cultura degli uffici open space, la crescente pressione che gli algoritmi esercitano sulle nostre decisioni e i nostri comportamenti, l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale e il lento, ma inesorabile percorso verso il dominio delle corporazioni e l’omogeneizzazione in tutti gli aspetti della nostra vita.

Questi fattori si combinano e danno vita a due temi separati, ma correlati, che favoriscono l’artigianato. Da una parte la necessità di fare più con le nostre mani che cliccare o trascinare icone, di integrarci nel mondo che ci circonda in un modo più fisico e profondo. Dall’altra il desiderio di sfuggire alla corsa al successo delle corporazioni, di vivere meglio, di essere persone migliori e più appagate.

Se non riusciamo a farlo personalmente, ci consoliamo scegliendo attivamente prodotti realizzati da persone che crediamo l’abbiano fatto al posto nostro e viviamo indirettamente attraverso di essi.

I cambiamenti durante il lockdown sono stati molti e crediamo che alcuni siano positivi. Quasi tutti quelli positivi alimentano direttamente questa narrativa relativa alla più ampia idea di artigianato. Se prima del lockdown volevamo rifiutare prodotti commerciali sciatti e noiosi, volevamo rallentare, avere esperienze personali più vivide, supportare le aziende locali, essere più gentili e compassionevoli e rigettare l’ambiente lavorativo open space governato dai computer, il lockdown ha non solo aumentato quei desideri, ha anche dimostrato che è possibile per ciascuno di noi agire su almeno alcuni di essi.

I birrifici artigianali che sopravvivranno al colpo a breve termine si troveranno in un ambiente che, seppur fioco, sarà molto più in linea con i principi che muovono i birrai, i commercianti e i consumatori di birra artigianale rispetto a prima del Covid. Attualmente sembra che le motivazioni e i temi di fondo che rendono la birra artigianale così invitante per un numero in continua crescita di persone stiano venendo rafforzati dall’esperienza personale. Pur considerando tutte le conseguenze negative, le morti e il dolore causati dal virus e le difficoltà economiche a venire, il lockdown è stato un time out, un’opportunità per riflettere.

Privati del nostro pendolarismo, dei continui viaggi, delle folle infinite, dei rumori e delle scene con cui solitamente riempiamo le nostre vite, abbiamo avuto la possibilità di scoprire, o riscoprire, cosa è veramente importante per noi. Ci siamo resi conto che, nonostante questa situazione non sia affatto ideale, qualcosa di buono c’è.

I birrifici artigianali, a torto o a ragione, tra le altre cose sono generalmente percepiti come più piccoli, dalla mentalità più indipendente e dall’atteggiamento più progressista, più gentili, disponibili e inclini alla collaborazione rispetto ai loro rivali commerciali industrializzati, più diretti nel loro modo di comunicare, con un contatto fisico più forte sia con la natura del loro lavoro che con le comunità nelle quali si trovano e con le quali hanno rapporti. Tutto ciò è diventato più invitante in conseguenza al lockdown.

Il futuro, alla fine, sarà radioso.

Il resoconto completo è disponibile su Patreon a chiunque sottoscriva un piano di almeno 3,5€. (Sebbene sia un abbonamento mensile, sei assolutamente libero di iscriverti solo per un mese e poi cancellarti).

“Craft: An Argument” è disponibile qui nella versione Kindle e qui nella versione cartacea. L’audiolibro sarà pronto non appena smetteranno di trapanare fuori casa mia.


Testo originale:https://www.petebrown.net/2020/07/03/craft-beer-after-covid-glass-half-empty-glass-half-full/embed/#?secret=NNScyWj3Eb

Autore: Pete Brown

Data di pubblicazione: 3 luglio 2020

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