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Il Belgio e la birra, che storia!

Non c’è nazione tanto piccola e tanto famosa per la birra come il Belgio.

La varietà di stili di questa nazione è enorme così come la voglia, da parte dei suoi birrai, di NON inserire le proprie birre dentro a stili precisi.

Il Belgio e la birra - La casa dei birrai a Bruxelles
La Casa dei Birrai nella Grande Place di Bruxelles

…ritengo […] che con il continuo andirivieni di principi stranieri la gente abbia cercato di aggrapparsi a tutto ciò che li faceva sentire belgi

Randy Mosher in Degustare le birre

La grande varietà stilistica del Belgio proviene senza dubbio dalla recente formazione di questa nazione che ha visto dentro ai suoi confini influenze francesi, olandesi e tedesche come afferma Randy Mosher in Degustare le birre – Tutti i segreti della bevanda più buona .

Il curare in ogni modo possibile la birra fu per i belgi il modo più puro per conservare il loro forte senso di appartenenza a quella che oggi è la loro nazione. Allo stesso tempo le influenze culturali portate dai popoli conquistatori si andarono ad inglobare alla cultura birraria belga.

Ecco perché, oggi, il Belgio è la patria di numerosi tipi diversi di birra, dalle famosissime birre trappiste, alle misteriose birre derivate dal Lambic.

Il Belgio e la birra

Pensare che il Belgio abbia goduto sempre di grande fama birraria sarebbe un grave errore.

È corretto però dire che, fin da tempi antichi, Galli e Germanici sono coesistiti e si sono amalgamati in questa terra.

Infatti, già Giulio Cesare, durante le sue campagne belliche, si rese conto di quanto qui la birra fosse migliore che altrove, segno che in questa terra, già anticamente, c’era una predilezione per il fermentato di cereali.

I secoli si susseguirono e si arrivò a un Belgio nel quale i monasteri cristiani presero possesso della produzione birraria.

Una produzione che si pensa sia stata di elevata qualità rispetto alla produzione birraria di contadini e massaie.

Il Gruit

Tra le altre cose, è durante il Medioevo, che furono d’importanza vitale (vitale, forse, più che altro per le istituzioni) le Gruithuis, cioè dei luoghi statali gestiti anche dalla Chiesa che distribuivano il Gruit.

Il Gruit era una speciale mistura di erbe che fungeva da aromatizzante e conservante per la birra.

Ebbene sì, il luppolo si affacciò sui tini dei birrai solo intorno al XII secolo grazie alla scintilla scaturita da Hildegard Von Bingen in Germania prima non faceva parte dei quattro ingredienti principali per produrre birra.

Il Gruit era una miscela d’erbe che cambiava da zona a zona, utilizzata non solo in Belgio, ma qui c’è ragione di credere che fosse anche arricchito da spezie.

Nella storia del Belgio furono di grande importanza anche le birre prodotte nelle fattorie della Vallonia: le Saison (le birre dei contadini) così come altri tipi di birra considerate “del popolo” come il Lambic e ciò che ne derivava.

Un po’ come la stragrande maggioranza degli stili di birra storici, anche questi ultimi nominati, hanno rischiato l’estinzione a causa dell’omologazione e standardizzazione del gusto iniziata agli inizi del XX secolo. Oggi questi stili sono stati riscoperti e per fortuna valorizzati.

La produzione monasteriale dopo il 1833

Tornando alla storia del Belgio, nel 1797, i monasteri, fino ad allora cruciali per la produzione birraria, chiusero i battenti in seguito alla Rivoluzione Francese e solo nel 1833 ebbero l’occasione di ri-attivarsi.

Quando i monasteri ripresero le proprie attività, i monaci ripresero a brassare e lo fecero, in alcuni casi, migliorando i propri impianti di produzione e studiando anche all’interno di università.

Proprio a questi decenni, che vanno dal 1833 fino ai primi anni del 900′, appartiene la cultura brassicola monasteriale belga così come la intendiamo e vediamo oggi.

Birre caratterizzate da un buon corpo e un tenore alcolico discreto.

Ma con l’inizio del secolo scorso si videro protagoniste birre leggerissime (5°P) a causa della forte competizione di prezzi con le birre provenienti da Inghilterra, Scozia e Germania.

Nonostante questo scoraggiante inizio di secolo, la birra Belga si risvegliò grazie all’impegno di tutti i birrifici belgi che volevano far vedere quanto valeva il proprio modo di fare birra.

Passata la Grande Guerra, forse grazie anche al divieto di vendita del gin nei locali, la birra belga iniziò a vivere un periodo d’oro. Non era più così leggera da sembrare un tè e appartiene a questi anni anche la nascita della prima ricetta della Duvel.

Le birre a base di frumento

Il Belgio, nella storia della birra, fu, più di altre nazioni fautore di birre a base di frumento che di solito non era maltato.

Mentre in altre aree come quella bavarese fu in larga misura vietato, in Belgio il frumento era molto utilizzato tanto che fa parte delle ricette per produrre il tradizionale Lambic e i suoi derivati e anche per produrre la birra Blanche.

Una birra che è stata riscoperta poco più di 60 anni fa, ma che è molto popolare anche nel nostro stivale.

Il Belgio oggi

Oggi il Belgio è un grande produttore di birra di ogni genere, anche di birre chiare a bassa fermentazione, come le Pilsner di tradizione ceco-tedesca.

È un grandissimo esportatore dei suoi prodotti brassicoli più caratterizzanti come i Lambic, le Gueuze, le Kriek e le Farò, per non parlare delle birre monasteriali come Tripel e Dubbel.

Hanno visto una rinascita anche le Saison: le birre dei contadini belgi che erano, per un periodo, andate in disuso. Cosa comune nella storia della birra negli anni successivi alle Seconda Guerra Mondiale.

È lecito affermare che oggi ci sono produttori in Belgio che hanno portato la propria nazione su una strada più moderna senza però rinunciare ad una tradizione fatta di birre nelle quali il lievito (organoletticamente parlando) ha un ruolo centrale, andando a “sperimentare” e a caratterizzare i propri prodotti anche con il luppolo.

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