Il Belgio e la birra, che storia!

Il Belgio e la birra, che storia!

Last Updated on Ottobre 2022 by Riccardo Francesconi

Non c’è nazione tanto piccola e tanto famosa per la birra come il Belgio. La varietà di stili di questa nazione è enorme così come la voglia, da parte dei suoi birrai, di NON inserire le proprie birre dentro a stili precisi.

Il Belgio e la birra - La casa dei birrai a Bruxelles
La Casa dei Birrai nella Grande Place di Bruxelles

…ritengo […] che con il continuo andirivieni di principi stranieri la gente abbia cercato di aggrapparsi a tutto ciò che li faceva sentire belgi

Randy Mosher in Degustare le birre

La grande varietà del Belgio proviene senza dubbio dalla recente formazione di questa nazione che ha visto dentro ai suoi confini influenze francesi, olandesi e tedesche come afferma Randy Mosher in Degustare le birre – Tutti i segreti della bevanda più buona .

Il curare in ogni modo possibile la birra fu per i belgi il modo più puro per conservare il loro forte senso di appartenenza a quella che oggi è la loro nazione. Allo stesso tempo le influenze culturali portate dai popoli conquistatori si andarono ad inglobare alla cultura birraria belga.

Ecco perché, oggi, il Belgio è la patria di numerosi tipi diversi di birra, dalle famosissime birre trappiste, alle misteriose birre derivate dal Lambic.

Il Belgio e la birra nel passato

Pensare che il Belgio abbia goduto sempre di grande fama birraria sarebbe un grave errore. È corretto però dire che, fin da tempi antichi, Galli e Germanici sono coesistiti e si sono amalgamati in questa terra.

Infatti, già Giulio Cesare, durante le sue campagne belliche, si rese conto di quanto qui la birra fosse migliore che altrove, segno che in questa terra, già anticamente, c’era una predilezione per il fermentato di cereali.

I secoli si susseguirono e si arrivò a un Belgio nel quale i monasteri cristiani presero possesso della produzione birraria, o almeno di quella che si pensa sia stata una produzione di elevata qualità rispetto alla produzione birraria di contadini e massaie.

Tra le altre cose, è durante il Medioevo, che furono d’importanza vitale (vitale, forse, più che altro per le istituzioni) le Gruithuis, cioè dei luoghi statali gestiti anche dalla Chiesa che distribuivano il Gruit.

Il Gruit era una speciale mistura di erbe che fungeva da aromatizzante e conservante per la birra. Ebbene sì, il luppolo si affacciò sui tini dei birrai solo intorno al XII secolo grazie alla scintilla scaturita da Hildegard Von Bingen in Germania. Ma su questo aspetto non c’è molto da stupirsi, in quanto, in Belgio le birre sono caratterizzate dal lievito più che dal rampicante della birra.

Non solo birra monasteriale

Nella storia del Belgi furono di grande importanza anche le birre prodotte nelle fattorie della Vallonia: le Saison (le birre dei contadini) così come altri tipi di birra considerate “del popolo” come il Lambic e ciò che ne derivava.

Un po’ come la stragrande maggioranza degli stili di birra storici, anche questi ultimi nominati, hanno rischiato l’estinzione a causa dell’omologazione e standardizzazione del gusto iniziata agli inizi del XX secolo. Oggi questi stili sono stati riscoperti e valorizzati a più non posso.

Tornando alla storia del Belgio, nel 1797, i monasteri, fino ad allora cruciali per la produzione birraria, chiusero i battenti in seguito alla Rivoluzione Francese e solo nel 1833 riaprirono. Quando i monasteri ripresero la propria attività, i monaci ripresero a brassare e lo fecero, in alcuni casi, migliorando i propri impianti di produzione e studiando anche all’interno di università.

Proprio a questi decenni, che vanno dal 1833, fino ai primi anni del 900′ appartiene la cultura brassicola monasteriale belga così come la intendiamo e vediamo oggi.

Con l’inizio del secolo scorso si videro protagoniste birre leggerissime (5°P) a causa della forte competizione di prezzi con le birre provenienti da Inghilterra, Scozia e Germania. Ma, nonostante questo scoraggiante inizio, la birra Belga si risvegliò grazie all’impegno di tutti i birrifici belgi che volevano far vedere quanto valeva il proprio modo di fare birra.

Passata la Grande Guerra, forse grazie anche al divieto di vendita del gin nei locali, la birra belga iniziò a vivere un periodo d’oro. Non era più così leggera da sembrare un tè e appartiene a questi anni anche la nascita della prima ricetta della Duvel.

Il Belgio oggi

Oggi il Belgio è un grande produttore di birra di ogni genere, anche di birre chiare a bassa fermentazione, come le Pilsner di tradizione ceco-tedesca.

È un grandissimo esportatore dei suoi prodotti brassicoli più caratterizzanti come i Lambic, le Gueuze, le Kriek e le Farò, per non parlare delle birre monasteriali come Tripel e Dubbel.

Hanno visto una rinascita anche le Saison: le birre dei contadini belgi che erano, per un periodo, andate in disuso. Cosa comune nella storia della birra negli anni successivi alle Seconda Guerra Mondiale.

È lecito affermare che oggi ci sono produttori che hanno portato il Belgio su una strada (birrariamente parlando) più moderna senza però rinunciare ad una tradizione fatta di birre nelle quali il lievito ha un ruolo centrale, andando a “sperimentare” e a caratterizzare i proprio prodotti anche con il luppolo.

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