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Eisbock: una birra trovata nel ghiaccio

Se dovessi pensare ad una birra solida, alcolica e invernale la Eisbock sarebbe sicuramente tra le mie scelte. La birra di Kulmbach, infatti, possiede tutte e tre queste caratteristiche.

Eisbock: la birra trovata nel ghiaccio

La birra ti fa sentire come dovresti sentirti senza birra

Henry Lawson

La nascita della prima Eisbock è avvenuta poco più di un secolo fa a Kulmbach. Dal nome di questa birra è facile notare da quale stile derivi: la Bock di Einbeck. Ad onor del vero, però, la Eisbock ha più assonanze con la Doppelbock, la birra nata dalla Bock, ma sviluppata più a sud, in Baviera, dai monaci all’interno dei loro monasteri.

La leggenda

Si narra che durante la fine del XIX secolo ci fu un inverno particolarmente freddo che si abbatté in particolar modo sulla città di Kulmbach. In uno dei suoi birrifici, oggi chiamato Kulmbacher, fu ordinato ad un apprendista di spostare una botte di birra Bock per portarla in un luogo più caldo. Ma il ragazzo non riuscì a spostarla e la botte rimase un’intera notte esposta al gelo.

La birra congelò tanto da rompere le doghe della botte di legno. La mattina successiva il mastro birraio recatosi al birrificio trovò del ghiaccio a forma di botte con dentro un liquido scuro. Era nata la Eisbock.

Questa è la leggenda e, come in ogni leggenda che si rispetti, un fondo di verità c’è. La verità è che congelando una birra si può togliere parte dell’acqua da cui è composta creando una birra più concentrata, sia nel corpo che nell’aroma, oltre ad ottenere un forte innalzamento della parte alcolica.

Da tenere a mente sulla Eisbock:

E’ una birra a bassa fermentazione, di colore scuro (mogano) con riflessi rubino. L’aroma è dominato dalla parte maltata con sentori di caramello, frutta secca tostata (noci), frutta scura matura e disidratata e, a tratti, anche note di cioccolato. Il luppolo è quasi assente, ma è il grado alcolico (dal 9 al 14% vol) che va ad asciugare la bocca da un corpo pieno, talvolta viscoso.

Con un identikit così, la Eisbock, va ad inserirsi a pieni voti tra le birre invernali.

L’abbinamento con questa birra ai dolci tipici del periodo invernale direi che è d’obbligo. In più è adatta, perché no in qualsiasi stagione, a del cioccolato fondente.

Due parole sulla “tecnica del congelamento”. Questa tecnica è utilizzata anche dai birrifici che vogliono creare birre molto alcoliche ripetendo più volte il processo congelamento/rimozione della parte solida (acqua). Si vanno così a creare birre che superano di gran lunga i 30 gradi alcolici portandoci a chiedere se quel liquido faccia ancora parte del mondo della birra.

Certo è che la “statica” Germania, con una birra come questa, si discosta molto dal luogo comune che la vede produttrice di un unico stile di birra (birra chiara, a bassa fermentazione, sia comunque sempre lodata ). E questo ci dà l’assist per ricordarci di altri stili birrari che, se pur tedeschi, hanno poco o niente a che fare con questa idea comune della “classica birra bionda”.

Pensiamo alle Bock e Doppelbock, ma forse basterebbe rammentarsi che è la patria delle Berliner Weisse, delle Gose, che è la nazione che con la Franconia continua a far vivere le birre prodotte con malti affumicati: le Rauchbier. Senza voler parlare delle Steinbier: le birre ammostate con pietre roventi.

Si chiude così l’articolo dedicato alle alcoliche Eisbock. Birre che dal corpo pieno, calde e dagli aromi avvolgenti. Iscriviti alla newsletter per accedere al percorso guidato all’interno del blog e se la birra ti piace particolarmente iscriviti a questa presentazione gratuita.

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